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29/10/07 DAL BAR AL BLOG PDF Stampa E-mail
lunedì 29 ottobre 2007


ImageI media rappresentano una soggettività protagonista sul piano politico? La risposta, al di là di ogni ragionevole dubbio, è certamente affermativa. Ma i new media – ad esempio internet – possiedono la stessa soggettività protagonista? Qui la risposta si complica. In via teorica, essendo i new media caratterizzati da una più forte dinamica partecipativa e dialogante, dovrebbero vedere esaltato il loro ruolo di “soggetti politicamente influenti”. Però, quando passiamo dalla teoria alla prassi, ci accorgiamo che le cose sono molto diverse. Si dirà: “ma allora Beppe Grillo?” Bene, proviamo a valutare razionalmente questo caso.

Grillo possiede un blog tra i primi dieci nel mondo ed, in Italia, surclassa per contatti la gran parte dei portali informativi dei grandi gruppi editoriali. Tuttavia, fino a due mesi fa, i suoi temi e le sue battaglie restavano totalmente chiuse all’interno dei suoi confini telematici. Poi, quando il suo V-day ha coinciso con gli intenti della campagna antipolitica che si andava formando intorno al libro di Rizzo e Stella (edizioni Rizzoli…), allora egli è entrato prepotentemente all’interno del circuito politico-mediatico. Però, non è un caso che adesso, mentre il comico genovese sta preparando il suo V-day contro la “casta” dell’informazione, i riflettori su di lui si vadano progressivamente spegnendo uno a uno. Insomma, il ruolo politico del blog di Beppe Grillo sembra essere più l’effetto di una cooptazione temporanea da parte del circuito mediatico tradizionale che una conquista realizzata autonomamente.

Perché manca soggettività politica alla rete? Credo che la risposta vada ricercata proprio in quella che è la caratteristica più “democratica” della rete: la possibilità, data a tutti, di partecipare ai blog, di aprire siti e di pubblicare tutto ciò che uno desidera. Questa straordinaria apertura è “troppo democratica” per convivere con i reali dinamismi politici di una democrazia. L’affermazione può sembrare provocatoria, ma non lo è affatto, né sul piano concreto, né su quello concettuale.

Analizziamo prima la dimensione più semplice, cioè quella concreta. Qui, mi pare che un politico intelligente e professionale come D’Alema colga un dato reale quando afferma, a proposito del rinnovamento generazionale, che i giovani non devono solo chiedere, ma occorre che sfidino l’attuale classe dirigente nella competizione per i ruoli di potere. Insomma - dice il realista D’Alema - “è inutile che qualcuno avanzi pretese solo perché è giovane o si esprime su un blog, occorre che si faccia avanti e competa con le regole della democrazia”. Qui, il realista D’Alema dovrebbe anche aggiungere:“... e comunque le regole le definiamo noi per tutti”, ma quest’ultimo passaggio forse se lo è dimenticato… Però, D’Alema ha ragione: se lo strumento internet è straordinario nell’offrire opportunità mai viste prima, ciò non significa che gli utilizzatori possano reclamare diritti soggettivi per il semplice fatto di usarlo. Chi merita una soggettività politica protagonista, non sono gli utilizzatori, ma lo strumento in quanto tale. E qui, purtroppo, siamo ancora troppo indietro, non tanto nella telematizzazione “infrastrutturale” della società, quanto nella telematizzazione “guidata” che si deve rivolgere ai tanti cittadini ancora telematicamente analfabeti.

Ma è sul piano concettuale che risulta più interessante spiegare perché la filosofia “open source”, propria della rete, non può identificarsi tout court con la politica democratica. Lo spontaneismo partecipativo, se è certamente un valore soggettivo apprezzabile, tuttavia non produce grandi risultati sul piano dell’intelligenza collettiva. Se Wikipedia non avesse filtri di valutazione rigorosi, non sarebbe divenuta una enciclopedia (più o meno affidabile), ma un semplice assemblaggio di scemenze, autopromozioni e banalità. Il contributo partecipativo dei cittadini al sistema democratico, deve essere quello di decidere CHI sarà la classe dirigente, non CHE COSA deve fare la classe dirigente. Certo, affinchè il sistema rimanga autenticamente democratico, occorre che le vie (cioè le regole) di selezione della classe dirigente non siano ostruite o definite dalla classe dirigente attuale (quello che il prode D’Alema dimentica di dire…).

Per concludere citando il titolo di questo editoriale: nel blog ritroviamo la chiacchiera politica che stava prima nei bar (dove ora si parla solo di calcio…), ma poco o niente di più. Non ci può esser soggettività politica nella chiacchiera, poiché la politica, oltre ad avere a che fare con il potere (cosa che la concentrazione mediatica possiede, al contrario della frammentazione di internet), deve presupporre lo studio, la fatica, la responsabilità, cioè tutte quelle caratteristiche che mancano totalmente nelle chiacchiere, al bar come nei blog. Per fare politica (così come per fare qualunque altra attività) è necessario utilizzare la rete, ma in essa non possiamo pensare di trovare un valore aggiunto per le ricette della politica. Questo valore aggiunto ha bisogno delle caratteristiche sopraccitate ed è per questo che noi, per fare qualcosa di utile alla politica, abbiamo aperto una scuola e non un blog.

Alessandro Aleotti
Milania, 29 ottobre 2007

   

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No. 1 :
Credo invece che la rete, al solito, venga sottovalutata soprattutto dalla intellighenzia che vedi sottrarsi sotto i piedi il potere della conoscenza.
Politica è partecipazione, sia essa direttista o rappresentativa. Le regole sono definite più propriamente da CHI è stato eletto, certo, ma sono le modalità che cambiano lo scenario e gli strssi CHI incorporano credibilità. La rete è il luogo (non fisico) dove ci si scambiano opinioni, testimonianze, anche e fortunatamente per chi non ha i mezzi per partecipare. Il valore dei contributi poi, trattandosi di opinioni, non è nei filtri o non propriamente nel filtrare, ma nel moderare e nel richiedere per esempio una iscrizione che equivale a lla responsabilità per ciò che si esprime. Comunque è proprio nei casi di maggior successo che poi si annidano i detrattori, le critiche distruttive e gli sberleffi o le autocelebrazioni deliranti, ma questo è comune a tutti i successi.
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No. 2 :
Sono d\\\'accordo con Aleotti.Si possono \\\"asfaltare\\\" le strade della comunicazione e trasferire dal bar al blog le proprie ruminazioni, con la piacevole impressione di vederne centuplicata la portata. E\\\' senz\\\'altro una bella cosa. Lancio una pietra nello stagno/rete e resto a guardare gli anelli che produce. Ma qui servono reti e pescatori saggi per raccogliere le pietre migliori lanciate.
Inviato da Carlo Patriarca • 2007-11-01 16:14:35
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