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Così come gli animali fiutano i cambiamenti climatici, anche noi esseri umani percepiamo i cambiamenti sociali. Qualcosa sta per arrivare: tutti lo capiamo, ma nessuno sa con esattezza come sarà il nuovo quadro. I recenti eventi di Pennisi e via Padova ci indicano – ritengo con buona approssimazione – quali saranno alcuni terreni di scontro.
La vicenda di Pennisi ha in sé un’emblematicità paragonabile all’arresto di Mario Chiesa: maneggio di soldi in contanti e tentativo disperato di liberarsene nel cesso (questa volta alla Baggina si è sostituita la libreria Hoepli). Di questo fatto (che sta continuamente e con abbondanza sulle pagine dei quotidiani) non si perderà presto la memoria. Ciò significa, quindi, che ogni arresto di politici sarà difficilmente giustificabile con gli strumenti del garantismo, vista la presenza nell’immaginario collettivo di un gesto corruttivo così emblematico. Anche i fatti di via Padova ci dicono molto di cosa ci aspetta sul piano sociale. L’aver sottovalutato per anni (tanto non succedeva niente) una chiave di lettura vera sull’immigrazione, in favore delle speculazioni allarmiste e caritatevoliste, è stato un drammatico errore che oggi ci sta presentando il conto. Non sarebbe tardi per rimediare, ma sembra che nessuno sappia o voglia capire la situazione: la destra continua a vedere la questione solo in termini repressivi e così la Lega può continuare a raccogliere i dividendi elettorali di queste speculazioni allarmistiche, mentre la sinistra si lascia dettare la linea da un caritatevolismo che, se può essere la ragion d’essere della Caritas, tuttavia non serve a capire il tema dell’immigrazione. Insomma, sta prevalendo una sorta di cupio dissolvi in cui tutti sembrano desiderare che il male ci salti mortalmente addosso. Di fronte all’evolversi di questi scenari, forse la cosa più utile da fare non è cercare di contrastare dinamiche che inevitabilmente avranno la meglio nel presente, ma immaginare il futuro. Ci siamo già resi conto nel ’92 che la necessaria opera di distruzione non portava con sé anche una capacità di ricostruire. Quindi, oggi, se non vogliamo che i vuoti vengano coperti sempre al ribasso, occorre soprattutto essere in grado di immaginare il futuro. Milania, 16 febbraio 2010
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