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La vicenda delle liste di Formigoni e Polverini ci mette con chiarezza sotto gli occhi il dato di totale fragilità del nostro sistema politico fondato sui partiti. Sarebbe un gravissimo errore non cogliere questo segnale e derubricarlo a semplice incidente, ripercorrendo l’infausta scelta di sottovalutazione che, nel ’92, Craxi compì definendo l’arresto di Mario Chiesa come la banale vicenda di un “mariuolo”. Allora, il non capire cosa stava succedendo determinò una valanga che seppellì l’intero sistema partitico malato di corruzione. Oggi, sarebbe ancor più grave non capire che questo segnale (per altro, più tenue e “dolce” di quelli che si manifestano con il tintinnar delle manette) rappresenta un avviso di una potenziale valanga in grado di sommergere l’attuale sistema dei partiti, questa volata malato, non già di corruzione sistemica, ma di qualcosa forse di ancor più grave: una totale estraneità rispetto al corpo sociale, nell’illusione che sia sufficiente vivere sulle superfici della rappresentazione mediatica senza riattivare reali connessioni sociali. Cosa significa capire che questa vicenda rappresenta un segnale e non un incidente? Innanzitutto, smettere di pensare che con un timbro tondo questo non sarebbe successo e, invece, ringraziare il cielo che il segnale si manifesti in una maniera così “dolce”. Poi, prendere atto che il sistema politico ha definitivamente perduto la disponibilità a riconoscere, nella legge e nei magistrati che la applicano, un arbitro per le proprie contese. Il centrodestra mostra quasi con fierezza questo atteggiamento che, in realtà, appartiene all’intero sistema politico, nessun soggetto escluso (basti pensare alle parole di De Magistris sull’esito del processo Why Not). Purtroppo, un sistema democratico (seppur con forti venature partitocratiche) non può funzionare senza il riconoscimento di un arbitro che regoli la dialettica e il confronto politico. Insomma, se non c’è un arbitro, non si può giocare la partita della democrazia. Ma attenzione, non necessariamente l’arbitro deve incarnarsi nella magistratura e nelle leggi che essa applica. L’arbitro può essere anche un altro: fino a qualche tempo fa era dio, per la democrazia greca era il caso, la tecnologia potrebbe incarnarlo in un sistematico ricorso alla democrazia diretta, etc… Insomma, ci sono molte forme “arbitrali” a cui la politica può scegliere di sottomettersi, ma deve avere la volontà di farlo. Invece, se la politica non si vuole sottomettere a un soggetto che ne regoli le controversie, allora ha il dovere di mettere all’ordine del giorno la questione della “fuoriuscita dalla democrazia”. Dico questo con totale disincanto e senza alcuna enfasi moralista. Se non c’è democrazia è meglio prendere atto che non siamo capaci (o disponibili) a produrla. Per altro, fuori dalla democrazia non c’è la guerra civile, ma semplicemente altre forme politiche comunque praticate dall’antropologia umana. In estrema sintesi, queste forme si situano tra due punti cardinali: l’autocrazia e l’anarchia. Il primo è un sistema che concentra il potere in un circuito ristretto, ma esplicitato e universalmente responsabile di questo potere (ad esempio, la Chiesa funziona così). Il secondo è un sistema che dissolve il potere di delega politica sviluppando solo forme di autogoverno (ad esempio, internet funziona così). Se non siamo capaci di vivere nella democrazia, dobbiamo solo decidere se andare verso l’autocrazia o verso l’anarchia. Purtroppo, abbiamo un circuito partitico-mediatico che, invece di capire cosa sta realmente succedendo al sistema politico, preferisce battibeccare in tv su un timbro tondo o quadrato. Milania, 5 marzo 2010
Difficile non concordare sull’analisi: è il sistema partitico che non sta più in piedi. Si vuole il bipartitismo e si vuole contemporaneamente il proporzionale.
Leggi elettorali farraginose che nessuno rispetta. Chi ha fato la raccolta firme sa bene che sono nella quasi totalità raccolte in modo irregolare. Le irregolarità principali sono che vengono autenticate non nel luogo di raccolta e che la lista, a cui si da il supporto, non è nota ai firmatari, anzi spesso non è neanche ancora definita. Poi ci sono le firme false, che non sono un caso limitato.
Allora perché fare leggi farraginose per pi non rispettarle? Forse solo per tagliare chi non ha gli addentellati necessari a fare documenti falsi che appaiono veri.
Concordo con l\'analisi e aggiungerei che ciò che oggi è messo serimente in discussione, ormai, è proprio lo Stato di diritto e il principio di legalità. La democrazia non è il sistema in cui decide il popolo (che storicamente non ha dato sempre prova di saggezza: ha assolto Barabba e condannato Gesù, ha eletto Hitler e altri dittatori), ma il sistema in cui governano le leggi. Se viene meno il principio di legalità, così come sta avvenendo in Italia, e le leggi \"scomode\" possono essere cancellate sistematicamente con un decreto d\'urgenza, di fatto non siamo più in una democrazia ma nella dittatura della maggioranza, mediaticamente legittimata. Qualcosa di peggio sia dell\'anarchia sia dell\'autocrazia Completo le prospettive alternative alla democrazia esposte da questa analisi, che condivido molto, con la forma oligarchica. Credo che questa sia la deriva più probabile e anche evidentemente perpetuata da questa nostra classe politica che si comporta come una piccola casta restia a sottomettersi ai controlli reputandosene evidentemente al di sopra, pur rappresentando solo una piccola parte dell'intera società. Se a questo si aggiunge la debolezza intrinseca della politica di ciascun stato nazione in questi nostri tempi di globalizzazione, ci troviamo di fronte a un gruppetto di persone che gestiscono impunemente un potere esiguo e di piccolo cabotaggio (basti guardare agli ultimi scandali da tangenti, penosi quasi più per la loro meschinità che per il principio infranto) e che vengono per lo più ‘sopportati’ dalla maggioranza della società. Ma fino a quando? Come non condividere quanto espresso nell'articolo ? Il problema però è anche quello che l'organo terzo che dovrebbe aiutare a regolare il funzionamento dovrebbe esserlo davvero ed apparire tale agli occhi del comune cittadino, in tutte le circostanze.
Invece, quello che abbiamo davanti è un sistema che addirittura accetta e formalizza che i Magistrati si raccolgano in "correnti politiche" ben identificate e che questi intervengano poi anche in questioni che riguardano appunto esponenti politici nello svolgimento delle loro importanti funzioni. Questa è la prima anomalia che dovrebbe essere eliminata.
Poi i tempi della giustizia e la "soggettività" nel decidere quali reati o procedimenti affrontare e quali deliberatamente "cancellare".
Altra manifesta incongruenza è quella di consentire che i rappresentnti istituzionali svolgano poi queste funzioni come una professione senza limiti temporali, magari addirittura ricoprendo più cariche contemporaneamente. Altro che casta e/o nepotismo.
Il servizio pubblico dovrebbe prevedere la possibilità di svolgere massimo un doppio mandato (cioè rielezione dopo lo svolgimento del primo) e poi basta, a vita, così che il politico di turno presta un servizio civico e poi ritorna alla propria professione.
E poi sono tante altre le disfunzioni del nostro sistema che però, TUTTI fanno finta di criticare ma che poi perpetuano all'infinito, facendo finta di non gradire e di attaccare speculativamente la parte avversa, per poi fare loro stessi le medesime cose in altri contesti.
Infine, la RAI (ma si potrebbe dire di tante altre attività e professioni. Basta con questo apparato partitico, super prezzolato. 1 solo canale istituzionale per l'informazione minimale di base ed il resto al mercato ed alla professione vera. <b>Notice</b>: Trying to get property of non-object in <b>/hosting/joomla/portale.milania.it/components/com_jreactions/form.php</b> on line <b>12</b><br /> >Caro Aleotti,
normalmente nelle democrazie l'arbitro di cui lei parla è racchiuso nelle Leggi che definiscono, tra le altre cose, il bilanciamento tra i poteri dello Stato: al travalicamento di un potere rispetto al proprio mandato corrisponde un potere di contenimento di intensità proporzionale da parte degli altri poteri. Non è pertanto strano che nel momento in cui l'esecutivo o pezzi del potere legislativo manovrino per infrangere le leggi si trovino come antagonista la magistratura che le leggi si trova a dover applicare. Anche un timbro o un bollo, in certi casi, possono fare la differenza e possono servire a svelare l'inadeguatezza all'esercizio di cariche pubbliche di chi non è evidentemente in grado di adeguarsi ad un banale regolamento. La risposta che danno i "cittadini con le palle" che popolano le democrazie serie è di schierarsi immancabilmente con coloro che applicano e difendono le leggi facendo loro avere tutto il proprio sostegno. I debosciati e gli opportunisti vanno dietro ai pifferai del momento per viltà o per interesse...o magari anche per semplice ignoranza. Vedremo di che pasta sono fatti gli Italiani del 2010.
Marco Montangero Concordo con le analisi proposte ma vorrei portare un paio di punti di riflessione. Il primo è una provocazione/constatazione di realtà: gli italiani parlano e guardano tanta politica, ma l 80% non è in grado di andare oltre termini e frasi fatte ascoltate dai media tradionali, figuriamoci capire perchè cambiare sistema elettorale può fare vincere uno o altri, oppure perchè se il proprietario del 40% dei media nazionali entra in politica è un pericolo per la democrazia di tutti. In un paese dove tutti sono in grado di fornire opinioni para informate, dove sono stati i giornalisti mentro a poco a poco le regole democratiche venivano sodomizzate? Al posto di trovare fatti inconfutabili e porre una barriera di realtà etica all\' egocentrismo ed all\' illegalità dei politici, come le migliori prostitutte, i giornalisti si sono prima adeguati ad essere presentatori di opinioni personali e poi hanno propinato salamelecchi bipartisan talmente generali da poter risultare sottomessi a/da tutte le parti politiche. Il risultato per loro è ovviamente mantenere o migliorare la propria posizione, in barba alla società. L\' autoesaltazione dei loro membri ha portato gli italioti (già ignoranti e dedicati principalmente al calcio ed alla figa) a non avere una base di conoscenza reale e condivisa. Per questo l\' economist ha potuto essere accusato di essere marxista senza il benchè minimo sussulto da parte dei giornalisti e naturalmente della società. Anzi, nelle rappresentazioni di tali \"professionisti\" pareva quasi che i lettori che si rifiutavano di interiorizzare questa analisi ricottara venissero additati come dei poveri illusi, incapaci di stare al mondo italico. Il generale attacco alla classe politica serve solo per coprire le responsabilità di coloro che dovevano avvertire del pericolo, gridare lo scandalo, fare nomi, cognomi, mostrare relazioni ed interessi, opporsi strenuamente allo status quo illegale. Ogni politco è, per definizione, un egocentrico uomo alla ricerca costante di potere e voti per portare avanti interessi di parte. E\' l\' equilibrio di tutte le parti e la capacità del popolo di riconoscerle e limitarle su cui si fonda una democrazia. Se i fatti si perdono in intepretazioni personali, ciascuno tende a rappresentare la realtà nei termini migliori per promuovere se stesso o la sua idea, non certo criticare coloro che potrebbero togliere i loro privilegi di cortigiani alle feste ed agli appalti. Crediamo davvero che i politici siano lì per idealismo valoriale? Per questo l\' accusa più grande deve essere fatta al giornalismo senza spina dorsale. La durata massima temporale delle cariche, divieto di nepotismo, interessi privati in atti pubblici sono già reati. La magistratura applica leggi redatte e sancite da altri. Che i politici accusino la magistratura è comprensibile. Come i peggiori ignoranti tifosi, accusare l\' arbitro e gli avversari gratifica il proprio ego e le proprie \"palle\" da inetto cercatore di consenso. Tuttavia, per i politici, non sono solo le condanne penali ad impaurire, ma il rischio di non essere rieletto a causa di comportanenti penalmente o moralmente non coreenti con la loro azione politica CONOSCIUTA dagli elettori. La funzione del giornalismo è fornire quella realtè che un politico ovviamente non dirà mai. A qualsiasi domanda il politico risponderà in maniera autocelebrativa ed autoaasolvente. Il giornalismo questo la sa bene. Il compito del giornalsimo è invece legare i politici ai loro fatti. Nessuno di noi ha visto sui giornali una raccolta delle frasi dei nostri politici negli ultimi 10 anni. Come è possibile che nessun gornale, blog o sito abbia mostrato e chiesto conto delle incredibili svolte di questi piccoli uomini? I fatti esistono o esistono solo intepretazioni? La funzione del giornalismo è di porre domande e fatti, non proporre solo intepretazioni. Una quantità alta di dati comprovabili fornisce già un quadro di realtà e non di opinione. I telegiornali del servizio pubblico di tutti i paesi del mondo vengono usati da tutti i sitemi politici per fornire conoscenza condivisa della realtà. la differenza tra una dittatura ed una democrazia si basa proprio sulla realtà e completezza delle informazioni. Altrimenti, qual\'è la differenza tra una shampista, un opinionista, un dipendente di un servizio di propaganda ed un giornalista? Il giornalismo (volendo si possono anche fare nomi e cognomi) italico si è invece appiattito su professionisti che si autodefiniscono verginelli e che raccontano la loro opinione di realtà dalla supposta posizione di professionista poco-informato. Ammettendo di essere più informati infatti si dimostrerebbero consapevoli dello status quo, non potendo quindi auto-assolversi dalle proprie responsabilità. Se le intepretazioni hanno sostitutito i fatti, quali sono le sanzioni deontologiche del ordine dei giornalisti? esistono basi di azione? Dato che però il giornalsimo si basa sulla velocità e sulla semplificazine dei concetti, per riassumere vorrei fare a tutti una domanda provocatoria, che però pone un problema di intepretazione della realtà: Perchè i radicali, promotori di campagne di legalità e di sviluppo sociale che hanno unito la popolazione nei referendum, vengono dipinti dalla stampa come dei poveri idealisti illusi e come dei poveretti non in grado di governare dalla società, la quale però accetta di buon grado la stessa feccia di 20 anni fa? Perchè Grillo ed il popolo viola sono antipolitici, ma figli, nipoti ed igieniste sono candidati controversi? Con la speranza di vedere un seguito alle domande poste, saluto calorosamente tutti i partecipanti a questo sito.
Un po' di risposte...
Vedo che il tema ha giustamente mosso le vostre riflessioni. Cerco di portare un mattoncino anche io alla discussione che avete avviato, rispondendo ai singoli post.
@giovanni: sono perfettamente d'accordo. In realtà, il problema vero è il monopolio di fatto che i partiti hanno sull'offerta politica. Tuttavia, colti sul fatto della loro incapacità a rispettare le leggi che loro stessi hanno scritto, dovrebbe scattare una reazione che metta l'elettorato attivo e quello passivo assolutamente sullo stesso piano. La legge elettorale, oggi, dovrebbe servire soprattutto a questo.
@patrizia: di fatto il nostro sistema politico è fuori dalla democrazia (non la nostra società che, fortunatamente, ormai il ceto politico non governa più). Tuttavia, non è dalla difesa del principio di legalità che possiamo pensare di trovare una via d'uscita soddisfacente alla crisi politica. Su quella strada, il massimo che si potrà ottenere è un miglioramento dello zelo con cui il ceto politico si autoassolve.
@laura: sì, come ho già scritto nel pezzo, fuori dalla democrazia esiste un ventaglio di ipotesi che vanno da un estremo rappresentato dalla autocrazia ad un altro estremo rappresentato dall'anarchia. L'oligarchia, come molte altre forme, sta in mezzo a questi due estremi.
@rinaldo: la politicizzazione della magistratura è l'ulteriore conferma di come, non solo l'arbitro non viene riconosciuto, ma anch'esso non abbia molta considerazione di sé. Si tratta di uno specchio rotto, ormai impossibile da ricomporre.
@marco: anche io sono stato colpito dalla poca solidarietà civile che si è manifestata verso i Radicali che, in questo caso specifico, hanno incarnato il più puro principio di democraticità. Invece, questa solidarietà civile si indirizza spesso verso i giudici, visti a torto come un'alternativa politica. La verità è che anche gli italiani non riconoscono il ruolo degli arbitri, altrimenti avrebbero capito il significato politico dell'iniziativa dei Radicali e, invece, avrebbero da tempo cessato di considerare i giudici come un fatto politico (a destra come a sinistra).
@stefano: la tua analisi è molto interessante e condivisibile. Tuttavia - forse per conoscenza diretta - sono ben lontano dal nutrire una aspettativa reale verso la funzione del giornalismo. Oggi le superfici mediatiche sono popolate di carriere personali, abbondantemente beneficiate soprattutto se in possesso di una totale assenza del faticoso requisito del pensiero. Credo che l'unica strada utilmente percorribile sia quella di disintermediare il più possibile la politica dalle superfici mediatiche.
Un saluto a tutti La sfida di questo momento storico è la riprogettazione di una nuova società nella sue dimensioni economica, sociale, politica, istituzionale culturale. Per vincere questa sfida non servono riforme di struttura (come si distribuisce il potere, sistema elettorale compreso), ma sono di processo: come si guida, da parte delle classi dirigenti, questo processo di riprogettazione della società? Sorgente Aperta è un primo tentativo di risposta a questa domanda. E’ una nuova metodologia di governo dello sviluppo dei sistemi umani. Dallo sviluppo di piccoli gruppi sociali, imprese, istituzioni. Allo sviluppo dei grandi processi di dialogo tra Stati, Nazioni e Popoli. Fino allo sviluppo di una nuova alleanza tra gli uomini e la Natura.
E’ radicalmente diversa, scientificamente più fondata, umanamente più “empatica” (si veda l’ultimo libro di Rifkin) delle strategie di dialogo a livello internazionale che oggi vengono considerate profezie così lungimiranti da essere considerate utopiche (si veda la presentazione, da parte di Gianni Riotta, sul supplemento domenicale del Sole di domenica 14 Marzo 2010 del pensiero del politologo statunitense di turno).
E’ radicalmente diversa, scientificamente più fondata, umanamente più empatica delle metodologie di governo nazionale e locale tipiche della società industriale.
E’ radicalmente diversa, scientificamente più fondata, umanamente più empatica delle metodologie di progettazione strategica di tipo direttivo dalle quali ci attendiamo il cambiamento profondo di identità delle imprese (manifatturiere e di servizi) attuali, lo sviluppo di nuove imprese il riemergere di quella imprenditorialità di popolo che hanno generato lo sviluppo dei nostri territori .
E’ radicalmente diversa, scientificamente più fondata, umanamente più empatica delle metodologie di gestione del cambiamento che guidano i grandi processi di ristrutturazione delle imprese e dei settori industriali.
Di Sorgente Aperta descriverò i principi fondamentali. Perché si veda che essa non è un banale meccanismo di ascolto. Perché non la si svilisca ad un modo linguisticamente diverso di parlare di partecipazione. Sorgente Aperta è un nuovo processo politico che non richiede ulteriore comunicazione. Che produce direttamente azione. Sorgente Aperta in sette punti, dunque.
1 La vastità e la profondità dello sguardo: il giardino di casa o una nuova società?
2 L’umiltà della ricerca: vi sono domande, ma non risposte.
3 Il desiderio di essere ovunque … con domande di senso.
4 Il dovere della proposta
5 La responsabilità della sintesi
6 La profezia dell’azione
7 La suggestione del racconto.
Chi fosse interessato ai dettagli …
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