|
|
|
Cari amici di Milania, con la fine di giugno abbiamo terminato le riprese del progetto cinematografico che ci ha prevalentemente impegnato in questi ultimi mesi. Abbiamo realizzato un film su Milano che presenteremo alla città nella seconda metà di settembre. Il film, composto da quattro episodi girati da altrettanti giovani registi milanesi, vuole essere il primo capitolo di una trilogia che abbracci i dodici temi di trasformazione della città che abbiamo analizzato nel nostro saggio “Da Milano a Milania”. Pur essendo un progetto di prevalente natura culturale, tuttavia ci sembra che anche dal punto di vista cinematografico il lavoro svolto sia di ottima qualità. La vita di questo progetto e il mondo delle persone coinvolte trovano un punto d’incontro nel profilo di Milania su facebook. Naturalmente, questo progetto proseguirà il suo cammino nella realizzazione dei due capitoli mancanti. La nostra attività, come già annunciato, si sta realizzando anche attraverso un progetto che utilizzi il calcio come linguaggio espressivo delle trasformazioni oggetto della nostra analisi. Abbiamo costituito una squadra di calcio “Milania” che parteciperà ai campionati della Figc con lo specifico obiettivo di essere l’oggetto di un documentario (che verrà affidato al regista Donato Pisani) su “Milano, i giovani e il calcio”. La vita, il gioco e le dinamiche esistenziali dei componenti di questa squadra di calcio dilettantistica (non calciatori, ma nemmeno “scapoli contro ammogliati”) verranno riportate ogni settimana sul nostro sito e si condenseranno in un film-documentario che saremo in grado di presentare nel settembre 2011. Infine, stiamo lavorando alla preparazione di una trasmissione televisiva che avrà un duplice scopo: innanzitutto cercare di analizzare la città, le sue problematiche e i temi della sua agenda politico-culturale ed, in secondo luogo, quello di effettuare questa ricerca principalmente attraverso la creatività giovanile e di territorio che si esprime nello spontaneismo audiovisivo (corti, doc, videoart e reportage). Siamo quindi attivamente impegnati su tre essenziali fronti (cinematografia indipendente, calcio e tv) per attuare la missione “civica” che questo think tank si è voluto dare: capire le trasformazioni in atto e costruire “occhiali” adatti a leggere il futuro. Riteniamo, infatti, che il mondo nuovo non si possa capire con le categorie vecchie e, quindi, per raggiungere il nostro obiettivo ci teniamo piuttosto lontani, pur con tutto il rispetto, dalle questioni di partito, di schieramento e di propaganda elettorale. Come sempre, però, vogliamo ribadire che la nostra è una realtà indipendente ed aperta a tutti coloro che sentono il nostro stesso bisogno di aggiornare e condividere le chiavi di lettura sulla contemporaneità. Siamo lontani da ogni settarismo ideologico-valoriale, ma interessati ad un solo obiettivo: il disincanto, precondizione necessaria per ogni forma civile e amichevole di libertà. Milania, 2 luglio 2010
| | Nessun commento |
|
La politica italiana continua ad avvitarsi intorno a schermaglie prive di visione che riempiono l’agenda politico-mediatica, ma che restano molto lontane dalle nostre esigenze reali: dall’incomprensibile pretesa di Fini di costruire una destra “moderna” (o inglese, francese o in qualunque altro stile come se si trattasse di scegliere un vestito e non di rispondere a bisogni presenti nel nostro paese), alle dimissioni di Scajola come omaggio ad una retorica convenzionale che rifiuta ostinatamente la riflessione sul ruolo del ceto politico oggi (ed è da questa mancata riflessione che nasce l’alternativa, nella mente della giovane Noemi, tra “velina” o “politico”), per non dimenticare i velleitarismi che avvolgono la sinistra nell’illusione che la mano pubblica (cioè il welfare, il salvataggio di imprese non autosufficienti, la creazione artificiale di lavoro, etc…) possa risolvere problemi che affondano le radici proprio nel mantenimento di una prospettiva statual-centralista. Insomma, occorre dirlo chiaro: se è pur vero che la Lega possiede anche un proprio profilo valoriale costituito da chiusure etniche, fobie per la diversità e suggestioni panreligiose, tuttavia la domanda di autogoverno che – come unico soggetto politico del paese – lei rivendica, è totalmente vera, giusta, necessaria e ormai imprescindibile. Pensare che il consenso leghista provenga dal profilo valoriale etnofobico significa prendere fischi per fiaschi: depurata dalla domanda di autogoverno (autonomia, federalismo, secessione o come la vogliamo chiamare) la Lega raccoglierebbe essenzialmente i voti di un partito di destra xenofoba, cioè quelli che prende oggi Storace. E’ venuto il momento che tutti i soggetti politici (a cominciare dal PD) rifondino la propria agenda programmatica a partire dall’esigenza di autogoverno: un’esigenza che è chiaramente esplicitata nei vissuti degli italiani del centro nord, ma che esiste (seppur in forme diverse) anche in quelli del centro sud. Occorre capire che questa esigenza di autogoverno deriva dalle modificazioni strutturali che la globalizzazione ha determinato nella nostra condizione esistenziale e non ha quasi nulla a che fare con le dinamiche politico-valoriali, se non per fasce marginali di nazionalismo fideistico. Sul piano reale, la nostra statualità è unanimemente percepita come una macchina da rottamare, mentre sul piano simbolico, salvo forse durante le partite della nazionale di calcio, nessuno (a parte qualche muscolare paracadutista con la testa rasata ) la tiene in alcuna considerazione nel proprio vissuto. O vogliamo credere il contrario? O pensiamo che qualche persona normale sia ancora disponibile – come i nostri nonni e bisnonni – a morire per la bandiera o per conquistare un lembo di terra straniera? Se la politica non capisce questo dato elementare, si condanna ad una sconnessione sempre più forte dalla vita dei cittadini. Già ora quattro italiani su dieci (sostanzialmente i più disincantati) si astengono stabilmente dal voto e, tra quelli che ancora si recano alle urne, una buona parte sceglie la Lega, cioè l’unico partito che ha capito che, dopo centocinquanta anni, l’Italia si è definitivamente rotta. In definitiva, mi pare che la questione politica assuma contorni molto chiari: trovare le forme di una nuova statualità (e non di nuovi stati-nazione)fondata sull’autogoverno dei territori e sul recupero di autonomia dei cittadini è l’unica cosa utile di cui la politica dovrebbe occuparsi oggi in Italia. Altrimenti, la storia ci insegna che i Balcani sono vicini. Milania, 4 maggio 2010 | | Questo articolo ha 1 commento |
| |
|
Mailing List
Registrati inviando una mail a
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
e potrai ottenere tutte le novità pubblicate direttamente nella tua casella e-mail.
Chi è online
Abbiamo 2 visitatori online
|