23/11/09 IL DILEMMA DELLA SOCIETA’ TRASPARENTE
lunedì 23 novembre 2009

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E’ fuor di dubbio che la società contemporanea si sia ormai totalmente trasformata in una società “trasparente” per mezzo dell’avvento di tecnologie di rintracciamento universale, dai telefonini a google map. Quando un fenomeno diventa egemone, esso definisce anche una dimensione valoriale universalmente ritenuta positiva. Ovviamente, questo è accaduto anche per la “trasparenza” che viene oggi considerata un valore imprescindibile, sia nelle dimensioni pubbliche (pensiamo all’esigenza che la politica sia una “casa di vetro”) che in quelle private (pensiamo alla brutale sincerità con cui le nuove generazioni affrontano le relazioni sociali, rendendo così molto fragili i legami, a cominciare da quello matrimoniale). Chi cerca di opporsi a questa tendenza, richiamandosi anche a legittime esigenze come quelle tutelate dal diritto alla privacy, va inevitabilmente incontro ad una sconfitta: la società trasparente non contempla macchie “opache”, seppur nobilitate da legittime motivazioni.  

Il problema della società trasparente in cui viviamo, però, è che non ci siamo ancora liberati dal discredito morale che la società precedente attribuiva a quei comportamenti che oggi la “società trasparente” impone di rendere visibili a tutti. E proprio questa difficoltà nel liberarsi dal giudizio morale che ci fa oggi percepire la “società trasparente” come  l’inizio di una totalitaria “società dell’orrore”. Non possono essere definiti in altra maniera, infatti, i piccoli e grandi fatti che si compiono in nome della “società trasparente”: dall’obbligo imposto ai personaggi pubblici di sottoporsi alle tante “macchine della verità” (l’ultima è il test del capello) alle melmose vicende (culminate in omicidi putiniani) collegate agli scandali sessuali. 

Insomma, la società trasparente può essere tollerabile solo se si compie fino in fondo lo sforzo di indifferenza valoriale rispetto ai comportamenti. Cercate di capir bene: non sostengo che drogarsi o andare con i trans sia “bene” (cioè, in sostanza, “normale”), bensì dico che si tratta di fatti verso cui non occorre rivolgere un giudizio etico che si aggiunga a quello insito nelle norme di legge (permesso o vietato) e nei meccanismi di funzionamento sociale (ad esempio, il candidato drogato o frequentatore di trans verrà apprezzato solo da coloro che si sentono ben rappresentati da questi comportamenti).  

In definitiva, bisognerebbe essere maggiormente consapevoli della necessità di compiere un salto culturale che ci renda pronti per vivere nella società trasparente che la tecnoscienza ha creato, altrimenti ciò che ci pare “progresso” diverrà ben presto sinonimo di “inferno”. Non c’è altra strada: purtroppo, indietro nel tempo non si torna.     

 

Milania, 23 novembre 2009

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È sempre difficile quando si parla di rivoluzioni individuali trovare la strada perché si compiano e i moniti restano spesso inutilizzati. “…bisognerebbe essere maggiormente consapevoli della necessità di compiere un salto culturale…” Bisognerebbe Chi? Come? In questo caso i “cattivi politici” alla Marrazzo compiono invece l’unica azione propulsiva a una vera evoluzione perché mettono sul tavolo problemi a cui non molti si sono trovati a dover pensare prima.. e favoriscono la presa di coscienza e il dibattito. Ma la strada è lunga…
Inviato da laura • 2009-11-23 15:36:57
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 novembre 2009 )